“..Castel del Piano..per la bellezza del luogo, per la comodita’ dell’amena posizione, senza dubbio e’il primo tra quanti sorgono su quel versante… (Papa PioII)

Castel del Piano è la città dei pittori o, più precisamente, di una famosa famiglia di pittori, i Nasini. Per generazioni infatti, Francesco, Antonio e Giuseppe Nicola Nasini hanno prestato la loro opera in quasi ogni chiesa del monte Amiata. Anche quando il talento della famiglia si estinse, i Casteldelpianesi hanno portato avanti la loro infatuazione per le cose belle della vita e sono ancora noti per il loro acuto senso artistico. Agli angoli delle vie, librerie e allegri negozi di ceramiche affollano il centro storico della città, mentre i grandi palazzi dissipano ogni dubbio che questo sia solo un altro villaggio di montagna. Le spaziose piazze alberate della città si affacciano sulla magnifica vista di Montegiovi e della Val d’Orcia, che si trovano oltre i confini della Maremma.
Ufficio Turistico: via Amiata 1, Cinigiano ( 0564 992777)

STORIA

Anche se è confermato che le origini di Castel del Piano risalgano al Paleolitico, al Neolitico e all’epoca etrusca, l’abitato pone le sue radici nel 890, quando era conosciuto come Casale Plana, un avamposto dell’Abbazia del monte Amiata. Nel 1479 la città fu  distrutta e costretta a piegarsi alla Repubblica di Siena. Gli abitanti si sentirono così in debito con i loro governanti stranieri, che fornirono una grande percentuale dell’esercito che combatté per respingere le pretese di Cosimo I de’ Medici sulla città nel 1559.

DA VEDERE

IL CENTRO MODERNO

Il tour di Castel del Piano inizia nel parco della Rimembranza. Questo luogo è il rifugio preferito dei locali che vogliono godersi i venti freschi che soffiano dalla montagna.
A destra in piazza della Madonna si trovano le più importanti chiese di Castel del Piano. La costruzione della Chiesa dell’Opera iniziò nel XV secolo e si è conclusa solo nel 1870. È spesso chiusa in inverno, quindi chiedete gli orari delle messe all’ufficio turistico. La sua facciata decorata risalente al XIX secolo si apre su un bellissimo interno. Il dipinto più vicino all’altare è di Domenico Manetti, figlio del pittore senese Rutilio. Vi vediamo San Cerbone che guarda con favore la vittoria del locale barone del XVII secolo, il generale Tommaso Cerboni, probabile committente dell’opera. I Nasini sono ben rappresentati in questa chiesa. Di Giuseppe Nicola Nasini ci sono tre dipinti, mentre il padre Francesco realizzò nel XVII secolo la Vergine tra i Santi Niccolò e Michele.
Accanto, la Chiesa della Madonna delle Grazie si distingue per il suo abbagliante esterno in peperino. La facciata è caratterizzata da una piccola nicchia che, come afferma l’iscrizione, fu utilizzata per la “raccolta di oboli in riscatto di schiavi cristiani”  (1656). L’interno è dominato dall’altare principale, una creazione barocca stupefacente in finto marmo bianco. Il dipinto più famoso di Castel del Piano si trova sopra l’altare, realizzato dall’artista senese Sano di Pietro, e raffigura la Madonna col Bambino in splendidi abiti color oro e blu. Secondo la leggenda locale la tavola fu scoperta da quattro soldati Casteldelpianesi di ritorno dalla campagna di Sorano nel 1430. La strada che parte da piazza della Madonna è corso Nasini, intitolato ai noti pittori che vissero qui. Qui si trovano anche i migliori negozi della città, al piano terra dei pittoreschi palazzi del XVI e XVII secolo.

IL CENTRO STORICO

Porta Pianese segna l’inizio della città vecchia. Nel Medioevo, le famiglie più nobili e ricche costruirono i loro palazzi nella vicina piazza Colonna. Il più grande e bello, palazzo Nerucci, si sporge fin su corso Nasini, e fu edificato dal nobile locale Domenico Nerucci nel 1554. Il nome latino del Nerucci, Domenicus Nerutius, è ancora scolpito sopra l’architrave di una finestra. All’interno è conservata una raccolta d’Arte ( su richiesta, gratuito), una piccola collezione di paesaggi risalenti per lo più al XVII e XVIII secolo donati dal ricco fiorentino Giuseppe Vegni. Il pezzo più importante della collezione è un autoritratto
dell’artista veneziana Rosalba Carriera (1675-1757). Le artiste raramente dipinsero autoritratti, ma la Carriera fece eccezione e ne realizzò ben 
quattro, uno per ogni stagione. Quello esposto qui rappresenta l’autunno e raffigura la pittrice che guarda se stessa riflessa in uno specchio. Le restanti sale della galleria sono dedicate a Edo Cei. Per definizione, Cei è un surrealista, ma i suoi primi lavori sono caricature popolari e manifesti promozionali che catturano la vita quotidiana sul monte Amiata in epoca postbellica. Le opere successive del Cei sono state ispirate dagli eventi della storia culturale d’Italia. In Finché… amore non vi separi, un prete cuce insieme una coppia fatta di pelle, un riferimento alla legge sul divorzio del 1970.
Tornando sulla strada, seguite via della Basilica fino a piazza dell’Arcipretura per visitare la Chiesa di San Leonardo, la più antica della città, menzionata la prima volta nel 1188 e ancora in possesso della sua facciata originale. Nella piazza c’è anche il piccolo Teatrino Amiatino del XIX secolo, che ospita un fitto programma di concerti durante tutto l’anno. Su per via delle Chiese, la vostra attenzione sarà catturata dalla Chiesa del SS. Sacramento, con le sue incredibili colonne rosse e bianche. All’interno, sul lato destro, c’è una statua in legno policromo del 1634 rappresentante la Madonna di Loreto. Nella penombra, la pelle della statua è opalescente. Fuori, alcune croci a forma di Tau scolpite nella facciata alludono forse ad una società di Templari che si crede fosse esistita sul monte Amiata durante il Medioevo.

CURIOSITA’

I NASINI

Questa dinastia di pittori di talento iniziò con Francesco Nasini (1621-1695), ma fu resa celebre dal figlio Giuseppe Nicola Nasini (1657-1736), che superò i suoi fratelli con i suoi capolavori barocchi. Padre e figlio differivano notevolmente nei loro stili artistici.
Giuseppe era noto per il suo uso raffinato del colore, mentre Francesco preferiva concentrarsi sulle espressioni facciali. Comunque le opere dei Nasini adornano chiese e musei di tutta Italia. L’opera più famosa di Giuseppe, l’Allegoria della Morale e delle Virtù dei Medici, è esposta oggi nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

CASTAGNE

Le castagne di Castel del Piano sono così buone da aver ricevuto un cenno di apprezzamento anche da parte della Chiesa cattolica. In un leggenda locale, infatti, si narra che i primi castagni della zona fossero stati piantati dai monaci dell’Abbazia di San Salvatore. Le castagne divennero così popolari che i monaci ne iniziarono una vera e propria coltivazione. Nei periodi più duri, gli Amiatini usavano castagne per tutto, dal carburante al cibo. Oggi i Casteldelpianesi vi diranno che un pasto senza castagne non vale la pena di essere consumato. Tra le innumerevoli portate a base di castagne ci sono la polenta di castagne, la marmellata di castagne o semplicemente la castagna stessa, arrostita sul fuoco e servita con il dolce vino novello rosso.

NEI DINTORNI DI CASTEL DEL PIANO

Il Giardino d’Arte di Piero Bonacina (Montegiovi; aperto ogni giorno; 0564 969602;gratuito) è un piccolo ma spettacolare giardino d’arte. Affettuosamente chiamato “Arte e Parte”, è il lavoro di una vita di Piero Bonacina, un artista con un’estetica umile e onesta la cui opera è stata esposta in tutto il mondo, da New York a Londra.
Bonacina lavora principalmente con acciaio e rottami metallici, ma i suoi pezzi più belli sono scolpiti dai tronchi d’albero in sculture che sono così intricate e fluide, che sfidano il materiale con cui sono realizzate. La sua più grande ispirazione è l’uomo, ma la rappresentazione si torce spesso nella forma di una donna o dei corpi intrecciati di due amanti. Spesso Bonacina invita i visitatori ad aiutarlo a ultimare la verniciatura di qualcuna delle sue ultime creazioni.

EVENTS

Palio delle Contrade

8 Settembre

Ogni anno, i quattro quartieri di Castel del Piano si affrontano intorno a piazza Garibaldi in una corsa di cavalli che risale al 1402. L’intera città è decorata con i colori dei suoi rioni e cibo e i festeggiamenti pre-gara a base di cibo e vino sono solo un assaggio di quelli post-gara, con ancor più cibo e vino. Spesso i fantini che hanno corso qui vanno poi a gareggiare nel famoso Palio di Siena.