Argentario-Passionisti-CeppiconeConvento dei Frati Passionisti

Il convento sorse per opera di San Paolo della Croce (al secolo Paolo Danei), padre fondatore della congregazione dei Padri Passionisti.

Pare che il santo, nato a Ovada (AL) nel 1694, durante un suo viaggio verso Roma nel 1722 facesse tappa al monte Argentario, allora parte dello Stato dei Presidi, e si innamorasse della bellezza, della quiete e della serenità che emanava questo luogo. Dopo
qualche anno, nel 1728, tornò quindi all’Argentario e chiese il permesso di occupare un piccolo eremo da tempo abbandonato, dedicato a Sant’Antonio, per farne luogo di ritiro e preghiera.
L’eremo era costituito da una piccola cappella e due semplici stanze con solo quattro letti e quindi, per guadagnare spazio, per prima cosa viene costruita una capanna come cucina e ripostiglio; successivamente iniziò la costruzione del ritiro vero e proprio, il cui perimetro leggenda vuole fosse tracciato a terra con un bastone dallo stesso San Paolo. La posa della prima pietra, su cui era l’iscrizione “ Iddio ti salvi 1733” fu posta il 4 marzo 1733 e l’edificio inaugurato il 14 settembre del 1737, dedicato alla Presentazione di Maria SS.ma al Tempio. Il nuovo complesso comprendeva una piccola chiesa, 15 celle e i locali necessari alla vita dei religiosi: infermeria, sagrestia, biblioteca, cucina, refettorio, dispensa, sala di comunità, ecc. La costruzione tuttavia fu frettolosa e i materiali
utilizzati scadenti, per cui dopo la morte del fondatore, nel 1778, lo si dovette ricostruire quasi completamente. Il ritiro fu il centro operativo della congregazione che originariamente era denominata “I Poveri di Gesù” e poi “Congregazione dei Minimi Chierici Regolari scalzi sotto l’invocazione della S. Croce e Passione di Gesù Cristo”, finché San Paolo non trasferirà la sede generalizia prima in Sant’Angelo di Vetralla e poi a Roma.
Nel 1779 venne aggiunto il campanile e nel 1881 fu restaurata la chiesa, che comprendeva anche due cappelle, una dedicata a S. Michele Arcangelo e un’altra a Santa Maria Maddalena. Durante tali
lavori si dovette abbassare il pavimento, scoprendo così come nella cappella di S. Maria Maddalena fossero sepolti i benefattori della Congregazione, tra cui Agnese Grazi, prima discepola del santo, e suo fratello Vincenzo Grazi, e in quella di Michele Arcangelo invece i confratelli della congregazione. Nel 1798, dopo la discesa dei francesi e la proclamazione della Repubblica Romana, il ritiro ospitò numerosi religiosi fuggiti dallo Stato della Chiesa, tra cui alcuni cardinali, ma il luogo, seppur isolato, nel 1799 fu raggiunto da un gruppo di soldati dell’esercito francese, impegnati nell’assedio di Orbetello, che lo saccheggiarono e ne danneggiarono gli arredi sacri. Nel 1810, a seguito della soppressione delle istituzione religiose promulgata da Napoleone, il ritiro venne abbandonato e i suoi beni affittati dalla Comunità a privati, che pare sottrassero gli arredi di maggior pregio, profanando anche la chiesa e le sue sepolture. Solo nel 1814, dopo la caduta di Napoleone, i religiosi poterono ritornarvi.
Il 24 aprile 1820 il ritiro fu visitato da Ferdinando III di Lorena, Granduca di Toscana e l’8 aprile 1825 dal suo successore, Leopoldo II. Nel 1836 vi fu una nuova complessiva ristrutturazione dell’edificio che si avviò ad assumere l’aspetto attuale. Nel 1866, con la legge che sanciva l’abolizione degli ordini religiosi in Italia, il ritiro viene nuovamente abbandonato. Il Governo pensò a diversi utilizzi dell’edificio, si pensò come collegio o come carcere, ma alla fine decise di mettere in vendita la proprietà, divisa in lotti. Tutti i lotti vennero acquistati da devoti legati ai religiosi, che le cedettero poi a padre Emanuele di San Giovanni, rettore della congregazione, che potè quindi accogliere nuovamente i religiosi, provocando un certo subbuglio tra le autorità civili.
Nel 1897 ospitò il venerabile Galileo Nicolini, gravemente malato, che morì 13 giorni dopo il suo arrivo, a soli 15 anni, in odore di santità. Nel 1915 fu requisito dall’esercito che vi sistemò 200 militari e nel 1943 divenne asilo di numerose persone, ospitando anche brevemente il comune di Porto Santo Stefano e l’ospedale civile.
Nel 2000 è stato visitato da papa Giovanni Paolo II che si è soffermato a pregare nella cappella del convento.

DA VEDERE:

Una delle principali attrattive del Ritiro della Presentazione è lo splendido panorama su Orbetello e la sua laguna. Nella chiesa, di tipico aspetto ottocentesco, sull’altar maggiore è una Presentazione di Maria al Tempio, probabile copia di un dipinto di Sebastiano Conca, commissionato dal cardinale Altieri, abate delle Tre Fontane tra il 1737 e il 1738. Nel transetto a destra un dipinto con Santa Maria Maddalena Penitente, firmato da Angelo Falaschi, artista altrimenti ignoto, probabilmente appartenente alla scuola romana del XVIII secolo. Sull’altare del transetto sinistro un San Michele Arcangelo, copia di un quadro di Guido Reni, realizzato nel 1822 su commissione del padre di un novizio per sostituire una precedente tela di eguale soggetto molto rovinata. Nella prima cappella a destra è conservato un quadro del pittore mancianese Pietro Aldi,
datato 1880, raffigurante la Madonna che indica a San Paolo della Croce il luogo dove costruire il convento. Nella cappella a sinistra è possibile ammirare l’urna bronzea contenente i resti del venerabile Galileo Nicolini, opera dell’artista Padre Passionista Tito Amodei (1926-2018). Nel coro Madonna con Bambino con il Sacro Cuore e San Giuseppe, detta popolarmente “Madonna del Monte Argentario”, donata da Tommaso Struzzieri prima di diventare Padre Passionista e sfregiata dai francesi nel 1799, come indicano i tagli ancora presenti.
Nella cripta sono conservati alcuni oggetti appartenuti a San Paolo della Croce e alcuni reliquiari.

COME SI RAGGIUNGE:

Il convento è raggiungibile dalla SP che unisce Porto S. Stefano a Orbetello e Porto Ercole, attraverso una strada che se ne distacca in località Punta degli Stretti.

NELLA STESSA ZONA PUOI VISITARE ANCHE:

Rocca di Porto S. Stefano; centro storico di Orbetello (mura etrusche, mura spagnole, cattedrale di S. Maria Assunta); centro storico di Porto Ercole (Rocca); Forte Filippo; Forte Stella; Riserva Naturale Duna Feniglia; Punta Telegrafo.

SE TI È PIACIUTO IL CONVENTO DEI PADRI PASSIONISTI PUOI VISITARE ANCHE:

Rocca di Manciano (panorama e collezione di quadri di Pietro Aldi) (48 km).

CURIOSITA’:

Al momento delle costruzione del ritiro, la mancanza d’acqua costituiva un grave problema. Padre Giovanni Battista, fratello di San Paolo della Croce, fece quindi organizzare una processione con in testa la croce e, giunto in un punto poco lontano dal ritiro, fece fare degli scavi, trovando una sorgente. Inizialmente questa venne incanalata e portata nel piazzale del ritiro, ma visto che era occasione di incontro della gente dei dintorni e di schiamazzi, fu poi deviata per restituire il luogo al silenzio necessario alla meditazione. La sorgente è tutt’ora esistente, nei pressi di un self service che ne porta il nome e che occupa un bosco ameno a brevissima distanza dal ritiro.