Sinagoga

Una presenza ebraica a Pitigliano è attestata fin dalla prima metà del XV secolo, ma una comunità vera e propria si formò solo dopo la metà del XVI secolo, soprattutto a partire dalle persecuzioni nello Stato Pontificio durante il pontificato di Paolo IV e Pio V e in Toscana da parte dei Medici, “costretti” a compiacere il papa in cambio del titolo granducale. Gli Orsini, signori di Pitigliano, accolsero con generosità i profughi, concedendo loro di aprire un “Banco di Prestito” e di impiantare attività artigianali e commerciali. Risalirebbe infatti al 1598, secondo una iscrizione posta al suo interno, la costruzione della Sinagoga, per iniziativa di Yehudah ben Shabbetay (Leone di Sabato tessitore), forse al di sopra di un precedente piccolo luogo di culto.

Nel 1608, con il passaggio della contea di Pitigliano ai Medici, per la prima volta gli ebrei sono costretti a vivere in uno spazio ben delimitato del paese, il ghetto, possono esercitare solo alcune attività e hanno l’obbligo di portare un segno che li contraddistingua: un cappello rosso per gli uomini e una manica rossa per le donne. Pare che in questo periodo fosse uso che il vescovo di Sovana-Pitigliano durante le sue visite pastorali si recasse anche alla Sinagoga dove riceveva gli anziani della comunità, si faceva mostrare la Bibbia e riceveva assicurazione che non conservassero il Talmud o altri libri proibiti; in occasione di tali visite la comunità doveva pagare un tributo. Nel 1625, tra i numerosi divieti che vogliono impedire la familiarizzazione tra la comunità ebraica e quella cristiana, vi è anche la proibizione per i cristiani di entrare nella Sinagoga. Secondo una tradizione orale il Tempio di Pitigliano accolse anche una parte degli arredi (aronot, argenteria e lampade) di quella di Castro, dopo la distruzione della città nel 1649.
Con il passaggio ai Lorena le condizioni migliorarono e la comunità rifiorì. Nel 1756 nella Sinagoga venne realizzato il Matroneo, ma l’anno successivo crollò il tetto, fortunatamente senza fare vittime; l’evento venne celebrato con un componimento poetico e diede origine a un rito di ringraziamento. Nel 1773 il granduca Pietro Leopoldo visitò il tempio, evento celebrato da una iscrizione al suo interno. Alla metà dell’800 la comunità ebraica raggiunse la massima espansione, con oltre 400 persone, in una cittadina di 2.200 abitanti: è il momento in cui Pitigliano si guadagna l’appellativo di “Piccola Gerusalemme”. L’edificio sacro fu ancora visitato dai granduchi Ferdinando III (1823) e Leopoldo II (1829); nel 1834 venne tessuto il Parokhet, l’arazzo destinato a coprire l’armadio che conservava i rotoli della legge (Aròn), oggi esposto nel museo ebraico di New
York; nel 1835 venne rinnovata la decorazione interna, con stucchi e rifiniture in oro.
Dopo l’unità d’Italia cominciò il declino demografico della comunità: un numero sempre maggiore di ebrei lasciò Pitigliano per trasferirsi in città più grandi, al punto che tra gli anni ’20 e gli anni ’30 si contavano solo 70 individui, tanto che nel 1931 la comunità fu aggregata a quella di Livorno, ricevendo infine il colpo di grazia con le leggi razziali del 1938. Nel 1940, a seguito dell’ingiunzione al rabbino di Pitigliano di lasciare la città, il Tempio fu chiuso e nel 1944 subì gravi lesioni a seguito dei bombardamenti alleati su Pitigliano per ostacolare la ritirata tedesca.
Anche dopo la Liberazione, tuttavia, la comunità ebraica non rifiorì più: la Sinagoga veniva aperta una sola volta all’anno per la celebrazione del Kippur, finché nel 1960 fu chiusa definitivamente perché pericolante; pochi anni dopo crollò in parte. Non essendoci fondi per il suo ripristino fu quindi parzialmente abbattuta. Solo nel 1995 è stata ricostruita per volontà dell’amministrazione comunale.
DA VEDERE. La Sinagoga è stata restaurata e in parte ricostruita negli anni ’90, anche nei suoi arredi interni, utilizzando le foto che raffiguravano l’edificio sacro prima dei bombardamenti e delle demolizioni. Al centro dell’edificio è la Tevà, una sorta di pulpito da cui l’officiante leggeva la Torà e il mobile dove si praticava la circoncisione. Sulla parete di fondo è l’Arca Santa (Aròn), ovvero l’armadio che conteneva i rotoli della legge: è la perfetta riproduzione di quello originale, oggi conservato in Israele nella sinagoga di Carmiel in Galilea. Alle pareti sono presenti numerose iscrizioni dipinte che celebrano la visita dei granduchi e brani di salmi o preghiere; sul soffitto i dieci comandamenti.

COME SI RAGGIUNGE:

La sinagoga fa parte del Museo Ebraico di Pitigliano, con accesso da via Zuccarelli, e rientra in un percorso che permette di visitare tutti i luoghi caratteristici del Ghetto, quali il forno degli Azzimi, gli ambienti per i bagni rituali e la macelleria kasher.

ORARI:

aprile-ottobre ore 10.00-13.00, 14.30-18.00 novembre-marzo ore 10.00-12.30; 15.00-17.00
Biglietto € 5,00 intero; € 4,00 ridotto

NELLA STESSA ZONA PUOI VISITARE ANCHE:

Chiesa di Santa Maria; Rocca Orsini; Museo Archeologico della Civiltà Etrusca; Museo Archeologico all’Aperto “Alberto Manzi”; Museo Diocesano di Arte Sacra.

Curiosità: Alla Sinagoga era annessa anche una biblioteca, che comprendeva circa 900 volumi, tra cui un prezioso incunabolo, diversi manoscritti e alcune decine di edizioni cinquecentine, dato che rivela la ricchezza culturale della comunità ebraica di Pitigliano. La biblioteca venne trasferita nel 1953 nel Centro Bibliografico dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, a Roma, assieme all’archivio comunitario, alcuni sefarim (rotoli della legge), l’Aron (armadio per i rotoli della legge) arrivato a Pitigliano da Santa Fiora e una kisse Eliyau (Sedia di Elia), arredo usato durante la cerimonia della circoncisione.