Ogni cosa ad Arcidosso, dal suo imponente castello alle sue grezze case di pietra, si inserisce nel paesaggio montano come se fosse lì da sempre e per sempre destinata a rimanervi.

Il suo silenzio, soprattutto nei pomeriggio d’inverno, è così assoluto, che si può sentire un cane abbaiare e vedere i gatti fuggire. Le origini di Arcidosso sono controverse. Alcuni dicono che la città nacque come un insediamento dell’Età del Bronzo, altri sostengono che sia stato un rifugio per i cristiani dell’Impero Romano e altri sono certi che sia stato un covo di barbari feroci. La più recente teoria, formulata dal poeta arcidossino Giovan Domenico Peri, racconta di paesi di montagna edificati dai superstiti delle città etrusche distrutte in Maremma. La congettura storica si conclude comunque nel XII secolo, quando gli Aldobrandeschi costruirono una delle loro fortezze.Arcidosso deriva dal latino Arx et dorsum, letteralmente ‘fortezza sul retro della montagna’. Questa fortezza protesse gli abitanti di Arcidosso dalle mire espansionistiche della Repubblica di Siena fino a quando fu infine espugnata nel 1331 grazie a 4.000 fanti e 400 cavalieri. Oggi la bellezza della città si articola dalla rocca Aldobrandesca attraverso un labirinto di strade di ciottoli e alberi di fico.
Arcidosso non è appariscente o elegante, ma le sue radici popolari hanno ispirato decine di scrittori italiani, da Giacomo Barzellotti a Cecco Angiolieri. C’è un senso di misticismo qui, nato da sussurri riguardo a culti dei Cavalieri Templari e alimentato dall’esperienza del profeta David Lazzaretti e, successivamente, di un gruppo di monaci tibetani. Quando si lascia Arcidosso, si entra nel Parco Faunistico del monte Amiata.

Ufficio Turistico: piazza Indipendenza 30 ( 0564 968084)

DA VEDERE

Arcidosso non è un centro molto semplice da percorrere, e dovrete tornare indietro spesso per visitare tutti i suoi monumenti. Il posto migliore per iniziare è ai margini della città, di fronte al Monumento ai Caduti dalla forma di un tempio. Qui è dove David Lazzaretti fu ucciso nel 1878. Seguite corso Toscana per raggiungere le fonti del Poggiolo. Questa fontana in stile neogotico, che sembra il calco in miniatura di una cattedrale di ferro, fu fatta dall’Ilva di Follonica nel 1833. Fate una deviazione verso il parco del Pero, un pittoresco giardino completo di un piccolo fiume e di un ponte di pietra. Poi seguite via Cavour per scoprire il cuore simbolico, storico e geografico di Arcidosso, ossia la Rocca. Solo la base inclinata di questo castello è vecchia di 1200 anni e risale all’epoca degli Aldobrandeschi. Il resto è stato aggiunto dai Senesi ma, mentre ci sono centinaia di fortezze simili in tutta la Maremma, questa si distingue perché assomiglia davvero ad un castello. La maggior parte della parete inferiore è coperta di graffiti che risalgono al XII secolo. Molti credono che questi segni, che comprendono scritture in gotico e in minuscolo carolino, siano le tracce di un movimento sotterraneo, eretico e molto probabilmente legato ai Cavalieri Templari. Durante i mesi estivi, la rocca Aldobrandesca ospita mostre di arte contemporanea e le sue due torri sono aperte ai visitatori. Il modo più semplice per raggiungere l’altra metà del centro storico di Arcidosso è quello di girare intorno alla rocca e seguire via Cavour a ritroso fino a porta di Castello. Poi prendere corso Toscana in direzione della porta di Mezzo. Qui non si è mai lontani da un qualche piccolo palazzo signorile o da una magnifica vista. In via San Leonardo si trova la Chiesa di San Leonardo. Solo la navata destra e la parete esterna appartengono alla chiesa originaria, edificata nel XII secolo. All’interno, il pezzo forte è la Decollazione di San Giovanni (1588) di Francesco Vanni. Vanni fuse il manierismo romano e il barocco e divenne uno dei più famosi artisti prebarocchi senesi. 

MUSEI DI ARCIDOSSO

Entrambi i musei di Arcidosso sono nella rocca Aldobrandeschi.
Il Centro Visite del Parco Faunistico ( su richiesta; 0564969602; gratuito) è il punto di riferimento per il più grande parco naturale del monte Amiata. Non c’è molto da vedere, fatta eccezione per le istantanee aeree e per una collezione di minerali e funghi. Il Centro Studi David Lazzaretti ( orari di  apertura variano; 0564 966438; €3), che si trova proprio accanto, è molto più interessante. Conosciuto come il “profeta dell’Amiata”, David Lazzaretti aveva visioni apocalittiche che alla fine lo hanno portato a fondare la Chiesa Giurisdavidica, una setta che predicava un’utopia mistica e socialista.
Questo museo offre uno sguardo affascinante non solo sulla vicenda di Lazzaretti, ma sullo stato di estrema povertà del territorio del monte Amiata nel XIX secolo. Le parti più interessanti della collezione sono le fotografie e dipinti. Tutti i momenti chiave  della vita di Lazzaretti e le sue visioni sono stati accuratamente ritratti da Filippo Imperiuzzi, un ex frate cattolico e il primo sommo sacerdote della Chiesa di Lazzaretti.

CURIOSITA’

LA BIRRA DI QUI

Se fossimo in qualsiasi altro luogo in Maremma, la birra verrebbe neanche menzionata, ma sul monte Amiata è la bevanda preferita. Arcidosso è famosa per la sua birra di castagne e sede della ditta artigiana Birra Amiata. Tutte le sue 14 birre sono tra le migliori d’Italia e sono disponibili nei negozi locali. “La Contessa” è senza dubbio la migliore, con un aroma floreale e i toni sofisticati che ricordano quelli di un buon vino.

EVENTI

Castagna in Festa

Metà ottobre

Le castagne preferite del monte Amiata sono festeggiate in una serie di festival durante tutto l’anno, ma questo è il più grande. Per due fine settimana, stand gastronomici e cantine preparano una varietà di piatti dolci e salati a base di castagne.

Alterazioni da Gustare Festival

Fine luglio

Arcidosso celebra il suo patrimonio artistico e culturale e la sua birra con un sacco di deliziosi snacks e musica dal vivo.