I Maremmani hanno da sempre una grande affinità con il Monte Amiata. Situati in un anello intorno a un vulcano spento, i sei parchi naturali della zona raccolgono, in modo appassionato ed estensivo, la ricchezza ambientale di tutta la provincia. Alla base del vulcano vi sono campi pieni di fiori selvatici in estate e di foglie color ruggine in autunno. In inverno, querce e castagni spolverati di neve popolano le sue foreste. In primavera, quando la neve si scioglie, tornano a sbocciare i fiori selvatici e il monte Amiata si riempie ancora una volta di un fascino fatto di “dolce ombra e primavere d’argento”, come scrisse Papa Pio II.
I visitatori sono attratti dalle lunghe piste da sci che si trovano sulla vetta del monte Amiata, a 1.738 metri d’altezza, e dall’abbondanza di castagne, tartufi e funghi porcini che offrono i boschi lungo le sue pendici.
L’uomo ha abitato il monte Amiata fin dalla preistoria. Per gli Etruschi, era la dimora sacra di una delle loro divinità più importanti, Tinia. Meno di mezzo secolo fa, la maggior parte della popolazione locale lavorava in miniere oscure e pericolose: nel 1910, un quarto del mercurio mondiale proveniva infatti dal monte Amiata. Quando le miniere chiusero, i villaggi montani sprofondarono nella povertà.
Questa zona resta tuttora la più povera della Maremma, ma anche la meno pretenziosa. La tradizione è tutto in questi paesini montani, e gli Amiatini organizzano le feste più autentiche, raccontano le storie migliori e servono i piatti più sostanziosi. Come la montagna stessa, questi piatti locali sono poco conosciuti, rustici e basati sul ciclo delle stagioni.

DA NON PERDERE

• Visitare le rovine della Torre Giurisdavidica di David Lazzaretti sul monte Labbro, 2 ore.
• Perdersi tra le incantevoli sculture del Giardino di Daniel Spoerri, mezza giornata.
• Un assaggio dei migliori dolci della Maremma presso la Pasticceria Corsini a Castel del Piano, mezz’ora.
• Sci o semplice passeggiata lungo le piste della stazione sciistica del monte Amiata, tutto il giorno.
• Ammirare le stalattiti vecchie di 1000 anni (e i 2000 pipistrelli) della grotta del Sassocolato vicino Castell’Azzara, un’ora.
• Scoprire la storia mineraria del monte Amiata presso il Museo delle Miniere di Mercurio di Santa Fiora, mezz’ora.

ITINERARIO

Se avete pianificato di passare un weekend sul monte Amiata, iniziate presto da Santa Fiora, esplorando il giardino rinascimentale della Peschiera. Se potete, fate un giro alle sorgenti dell’Acquedotto, ossia il luogo d’origine di gran parte della rete idrica della Maremma.
Altrimenti recatevi ad Arcidosso per vedere il Centro Studi David Lazzaretti, un affascinante museo sul profeta locale del XIX secolo, autoproclamatosi secondo messia dopo Gesù. Se Lazzaretti non è cosa per voi, andate in cerca di cervi selvatici, asini e lupi grigi al Parco Faunistico del monte Amiata. Il giorno successivo, godetevi la colazione presso la famosa Pasticceria Corsini a Castel del Piano prima di visitare la notevole galleria d’arte della città. Nel pomeriggio, decidete se vedere lo spettacolare giardino delle sculture di Daniel Spoerri a Seggiano o immergervi nel fascino medievale di Campagnatico.

IN PRIMO PIANO: Montecucco DOC

Il Montecucco DOC prende il nome da una collina solitaria chiamato monte Cucco, dove ha avuto origine questo vitigno. La varietà più popolare è il rosso, noto per i suoi tannini e profumi di bosco, che si sposano perfettamente al ragù, nonché alle carni alla griglia e all’acquacotta. I veri intenditori possono seguire la Strada del vino di Montecucco attraverso i migliori vigneti, ristoranti ed enoteche del territorio. Il percorso vi porterà anche al Vigneto Museo, un vigneto vecchio di 200 anni che preserva i vitigni autoctoni del monte Amiata, che risalgono all’VIII secolo a. C. Inoltre vale la pena di dare un’occhiata al Museo della Vite e del Vino (piazza Centrale, Montenero d’Orcia; accesso su richiesta; +39 0564 969602, gratuito) se volete saperne di più sulle tradizioni vinicole della zona. Cinigiano celebra il Montecucco alla Festa dell’Uva di ottobre.

La Riserva Naturale Provinciale del monte Labbro abbraccia tutti i sei parchi naturali del monte Amiata. Un certo numero di sentieri escursionistici ufficiali copre la riserva di 600 ettari, che è particolarmente famosa per la sua monumentali alberi secolari. A Poggio all’Olmo (Monticello Amiata; +39 0564 969611), c’è un albero particolarmente raro di pero mandolino di oltre 10 metri, mentre nella riserva WWF di Bosco Rocconi (Strada Statale 323, Roccalbegna, solo su richiesta; +39 0564 898828), è possibile vedere alcune delle più rare specie di uccelli europei, come il falco lanario e l’albanella. Il parco più famoso della zona è il Parco Faunistico del monte Amiata (Podere de’ Nobili, Arcidosso, chiuso il lunedì; +39 0564 966867; € 3,50). Il parco ospita il lupo appenninico, una bella specie lupo grigio, nonché la sede della comunità utopica di David Lazzaretti. Dopo la sua morte, gli edifici caddero in rovina, ma vale comunque la pena di dare un’occhiata, se avete voglia di fare un’escursione di circa mezz’ora fino alla vetta del monte. Le vipere sono un rischio reale in tutta la riserva, quindi munitevi di scarpe chiuse e robuste. Per le mappe, le guide turistiche e per saperne di più sulla riserva chiedete in qualsiasi ufficio turistico.