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Ghetto Ebraico

Una presenza ebraica a Pitigliano è attestata fin dalla prima metà del XV secolo, ma una comunità vera e propria si formò solo dopo la metà del XVI secolo, soprattutto a partire dalle persecuzioni nello Stato Pontificio durante il pontificato di Paolo IV e Pio V e in Toscana da parte dei Medici, “costretti” a compiacere il papa in cambio del titolo granducale.

Gli Orsini, signori di Pitigliano, accolsero con generosità i profughi, concedendo loro di aprire un “Banco di Prestito” e di impiantare attività artigianali e commerciali. Davide Pomis, medico residente a Magliano in Sabina, costretto a lasciare la sua patria, divenne medico personale di Niccolò Orsini tra il 1556 e il 1561 che, in cambio dei suoi servigi, gli donò un appezzamento di terreno subito fuori del paese per realizzare un luogo di sepoltura, nucleo del futuro cimitero ebraico. La floridezza della comunità in questo periodo è testimoniata dalla costruzione della Sinagoga, che risalirebbe infatti al 1598. Nel 1608, con il passaggio della contea di Pitigliano ai Medici, per la prima volta la comunità ebraica subì consistenti limitazioni: potevano esercitare solo alcune attività e avevano l’obbligo di portare un segno che li contraddistinguesse: un cappello rosso per gli uomini e una manica rossa per le donne, e soprattutto vennero costretti a vivere in uno spazio ben delimitato, il ghetto, posto circa al centro del margine meridionale del pianoro tufaceo dove sorge il paese.
Con il passaggio ai Lorena le condizioni migliorarono e la comunità rifiorì. Alla metà dell’800 la comunità ebraica raggiunse la massima espansione, con oltre 400 persone, in una cittadina di 2.200 abitanti: è il momento in cui Pitigliano si guadagna l’appellativo di “Piccola Gerusalemme”.
Dopo l’unità d’Italia cominciò il declino demografico della comunità: un numero sempre maggiore di ebrei lasciò Pitigliano per trasferirsi in città più grandi, al punto che tra gli anni ’20 e gli anni ’30 si contavano solo 70 individui, tanto che nel 1931 la comunità fu aggregata a quella di Livorno, ricevendo infine il colpo di grazia con le leggi razziali del 1938. Dopo la guerra la situazione non migliorò e oggi solo pochissimi cittadini di religione ebraica abitano a Pitigliano.

Da vedere

L’area del Ghetto è oggi inserita nel Museo Ebraico di Pitigliano, che si estende a comprendere, oltre alla Sinagoga, gli edifici più caratteristici della vita ebraica, quasi sempre scavati nel tufo. Da ricordare il Mikveh, spazio adibito al bagno rituale che le donne effettuavano alla fine
del periodo mestruale, prima del matrimonio e dopo il parto, per il quale doveva essere utilizzata acqua di fonte o acqua piovana; la cantina del vino Kasher, per produrre il quale non potevano essere usati additivi a base di caseina e che veniva pastorizzato a una temperatura più alta del consueto; lo spazio per la macellazione degli animali secondo la tradizione della Torah, secondo cui gli animali dovevano essere uccisi con un taglio netto della giugulare e completamente dissanguati; il forno delle azzime, che veniva utilizzato una sola volta l’anno, durante i giorni della Pasqua, per
cuocere il pane azzimo e i dolci caratteristici del periodo e che fu utilizzato l’ultima volta per la Pasqua del 1939; la tintoria e conceria: molti ebrei erano infatti tessitori e commercianti di tessuti.

Come si raggiunge

L’ingresso al Museo Ebraico è su vicolo Marghera, traversa di via Zuccarelli.

Orari

Dal 1 aprile al 30 settembre: 10 -13.30 e 14.30-18.30. Dal 1 ottobre al 31 marzo: 10-12.30 e 15-17.30. Chiuso il sabato.

Biglietto intero 3.00; ridotto 2,00

Nella stessa zona puoi visitare anche

Rocca Orsini con Museo Diocesano; Museo Civico Archeologico della Civiltà Etrusca.